Pino Guzzonato crea la carta
PINO GUZZONATO

Pino Guzzonato (1941), artista sperimentale di Marano Vicentino, attinge dalla natura e dalla vita contemporanea i suoi motivi di lavoro. Realizza raffinate carte con fibre naturali e vestiti dimessi con cui prende impronte di tronchi d’albero, di portali di chiese, crea rotoli cartacei con i fantasmi dei muri antichi e dei tombini delle strade urbane.

Pino Guzzonatovive e lavora nella sua casa- laboratorio ad Acquasaliente, nelle colline intorno a Schio, in provincia di Vicenza. Ha organizzato workshop con artisti internazionali all’antica cartiera di Dueville (Vicenza) e si è occupato di ambiente naturale e urbano promuovendo azioni tese alla loro salvaguardia.

Ha lavorato con le università di Utrecht, Weimar e Parigi e ha partecipato alla 49° Biennale di Venezia. Le sue opere sono presenti in musei e collezioni pubbliche e private tra cui:  Galleria Nazionale di Arte Moderna di Cà Pesaro a Venezia,

Galleria degli Uffizi di Firenze – sezione Libri d’Artista.

Negli ultimi anni ha tenuto mostre personali in vari musei della stampa e della carta. Recente è la sua partecipazione all’esposizione “La parola mostra il suo corpo” al Museo della Carale di Ivrea e la mostra personale al Museo della Carta e della Filigrana di Fabriano (luglio 2008).

 

Hanno scritto di lui e per lui critici, artisti, poeti, intellettuali, tra gli altri: Fernando Bandini - poeta, Ilvo Diamanti – politologo, Umberto Eco –  scrittore, Arrigo Lora-Totino – padre della poesia sonora italiana, Luigi Meneghello – scrittore, Marco Paolini, Antonio Paolucci - esperto d’arte italiana, già Ministro dei Beni Culturali e nuovo direttore dei Musei Vaticani, Mario Rigoni Stern – scrittore.

 

Pino ci riporta al principio della civiltà

Quando l’arcano della vita e della natura

Trasmetteva stupore e mistero.

 

Mario Rigoni Stern

 

I lavori sulla carta riflettono spesso la nuda potenzialità del supporto. Vi sono delle carte artigianali senza sbiancatura che lasciano intravedere la loro origine vegetale anche dopo che la feltrazione è avvenuta.

Si comprende allora perché un artista quale Pino Guzzonato si fabbrichi personalmente la carta di cui ha bisogno: come il suo singolare lavoro abolisca l’intervento sulla carta operando nella fase costruttiva della stessa. Guzzonato inoltre distende la pasta di cellulosa sulla corteccia degli alberi o sugli oggetti prendendone il calco: riporta il mondo sulla carta per contatto, non per rappresentazione.

Se la memoria va ai calchi di Duchamp, in questo caso non solo si sposta il problema del supporto, ma l’intervento dell’artista è sintesi performativa dell’opera e della strategia concettuale. La modalità della creazione e il piacere estetico della carta diventano coordinate di un progetto che supera gli schematismi dei generi artistici.

Velerio Dehò

 

Pino è un uomo grande, a me che sono grande anch’io, ma me lo dimentico sempre e spero di essere poco notato, Pino mi rassicura.

Ha mani enormi, si muove lentamente, occhi infossati e bellissime sopracciglia, naso pronunciato.

Insomma è antico e accogliente, come tutto quello che lo circonda. Nel suo luogo di lavoro, la casa lungo il torrente, c’è sempre buon odore. E’ quello della carta che costruisce per le sue opere, ma anche del legno e naturalmente del cibo che fa Maria che è sempre buonissimo e non fa mai male anche se si mangia abbondantemente.

In un tempo come questo pesante, dove spesso si è feriti e tristi per tutte le cose sbagliate che ci circondano, Pino e la sua casa, Pino e la sua donna e tutta l’aria dolce di questa valletta, sono un posto sicuro.

Se non fossi grande e grosso anch’io la cosa che mi piacerebbe di più, quando vado a trovarlo, è che mi prendesse in braccio.

Carlo Mazzacurati